Come verificate le notizie prima di pubblicarle?
Ogni report passa da almeno due fonti indipendenti: un documento istituzionale (delibera regionale, circolare ministeriale, atto di indirizzo) e una verifica diretta con chi opera sul campo. Quando una cifra arriva solo da una nota stampa, la segnaliamo come tale e non la trattiamo come dato consolidato.
Da dove provengono i dati sui finanziamenti alla ricerca medica?
Lavoriamo sui bilanci pubblici, sui bandi pubblicati in Gazzetta e sui registri degli enti finanziatori. Confrontiamo gli importi stanziati con quelli effettivamente erogati, perché la differenza tra impegno di spesa e liquidazione è spesso la parte più interessante della storia.
Perché non pubblichiamo classifiche tra ospedali?
Le graduatorie basate su singoli indicatori rischiano di raccontare poco: un reparto può avere tempi di attesa lunghi e risultati clinici solidi, o il contrario. Preferiamo ricostruire il contesto di ogni struttura, i bacini di utenza e le scelte organizzative che stanno dietro ai numeri.
Come distinguete un reportage da un'opinione?
I pezzi di cronaca riportano fatti verificabili e citano le fonti con nome e ruolo. Gli interventi di commento sono etichettati come tali e firmati. Non mescoliamo le due cose nello stesso articolo, nemmeno quando la posizione della redazione sarebbe evidente.
Cosa fate quando una fonte chiede di restare anonima?
Accettiamo l'anonimato solo se la fonte rischia conseguenze professionali dirette e se le informazioni possono essere confermate per altra via. In quel caso spieghiamo al lettore perché l'identità è protetta e cosa abbiamo fatto per verificare il contenuto.
Correggete gli articoli dopo la pubblicazione?
Sì. Quando emerge un errore di fatto, aggiorniamo il testo e aggiungiamo una nota in fondo con la data della modifica. Non cancelliamo silenziosamente: la tracciabilità delle correzioni fa parte del nostro modo di lavorare.